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Bianco
Terre di San Ginesio

Vino Cotto Picenum

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Sensi
Sapore
Sentori che vanno dal caramello ai datteri, dai fichi secchi al miele
Colore
Giallo ambrato
Affinamento
L'invecchiamento, è effettuato in botti di rovere
13,90 €
Dettagli
Cantina
Terre di San Ginesio
Sapore
Sentori che vanno dal caramello ai datteri, dai fichi secchi al miele
Annata
Blend più annate
Colore
Giallo ambrato
Denominazione
Vino Cotto - prodotto enogastronomico della Regione Marche
Vitigni
Sangiovese, Trebbiano
Affinamento
L'invecchiamento, è effettuato in botti di rovere
Alcol
14,5% VOL
Uvaggio
Uve a bacca bianca e nera come il Trebbiano, il Sangiovese ed altre varietà autoctone
Formato
0,75 l
Regione
Marche
Perfetto per
Raccontare una storia a cena
Decantazione
Da bere subito
Calice
VINI LIQUOROSI
Info legali
Contiene solfiti

Il piatto Perfetto

Faggiano in umido con funghi

Abbinamenti

Dolci e Desserts
Formaggi
Sensazioni

Colore ambra, dorato e cristallino; il profumo è complesso, sentori che vanno dal caramello ai datteri, dai fichi secchi al miele; in bocca è morbido, caldo, la dolcezza è ottima, mai stucchevole e perfettamente integrata con freschezza e sapidità; il risultato è un vino equilibrato, persistente, fine ed armonico. Eccellente con la pasticceria secca, il cioccolato fondente, le castagne arrosto, le pesche, i formaggi piccanti o erborinati; in alcuni territori marchigiani il vino cotto fa parte della tradiziona- le colazione di Pasqua insieme alla tipica ciambella, al ciauscolo ed al formaggio pecorino. È comunque perfetto anche da solo essendo un ottimo “vino da meditazione”.

Curiosità

Conosci il Vino Cotto: Ha origini antichissime che risalgono all'antico popolo dei Piceni che popolavano tutte  le Marche. Gli antichi romani che lo chiamavano Caroenum, lo apprezzavano moltissimo tanto che non mancava mai nei loro ricchi e lauti banchetti e Plinio il Vecchio lo apprrezzava moltissimo e lo descriveva specificando che " i cotti hanno il sapor loro, non quello del vino".  La produzione del Vino Cotto è sopravvissuta negli anni, tramandata per generazioni nel mondo rurale marchigiano, fino al riconoscimento ufficiale nel 1999.

Temperatura di servizio Dai 12 ̊°C ai 18 ̊°C, secondo le stagioni o il gusto personale. Alla pigia-diraspatura soffice fa seguito la cottura del mosto a fiamma diretta; con questo procedimento si ottiene una riduzione media pari ad 1/3 del volume iniziale del mosto. Terminata la cottura, il mosto viene posto in botti di rovere dove inizia un lungo periodo di fermentazione che prosegue, per anni, con un ulteriore affinamento sulle fecce ed alla fine viene imbottigliato.

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